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Un po' di Storia

Scandale è un tipico villaggio meridionale arroccato su una collina tra il mare Jonio e le montagne della Sila. Si trova al centro del Marchesato: territorio che in pratica coincide con la provincia di Crotone, uno degli angoli più suggestivi della Calabria. Nella zona si possono ammirare molte testimonianze del passato come antiche abbazie, siti archeologici, castri bizantini, castelli e borghi medievali. Il vecchio paese, che si trovava poco distante, dal XIII al XV secolo fu feudo della famiglia Sanfelice. L’attuale Scandale, che per un certo periodo fu chiamata anche Gaudioso, fu fondata nel 1555 dal principe Galeotto Carafa, sulla collina dove c’era una volta la chiesa della “Pietà”. Il paese si estese poi nella parte bassa. Da allora passò a far parte integrante del territorio di Santa Severina, assieme a San Mauro, quindi ebbe come feudatari i Ruffo, i Carafa, gli Sculco di Crotone e infine i Grutther. Nel periodo della spedizione del Cardinale Fabrizio Ruffo, nella primavera del 1799, gli scandalesi furono molto attivi sia nell’assedio di Crotone, che nella confisca dei beni dei cosiddetti giacobini. A queste confische, risale l’arricchimento di molte famiglie scandalesi. Nel luglio del 1806, il Comune di Scandale rispose negativamente alla richiesta di viveri fatta dalle truppe francesi comandate dal generale Reynier. Questi, per vendetta, mandò vari reparti di cavalleria e fanteria a saccheggiare il paese. Nello scontro che seguì morirono molti scandalesi ed un numero imprecisato di soldati francesi. Nel terremoto del 1832 crollarono decine di case, tre persone morirono e molte rimasero ferite. Nel 1960 il regista Renato Castellani girò alcune scene del film Il Brigante: molte persone del paese parteciparono come comparse. Poco distante dal paese, in quella che ora è la masseria Galloppà, c’era fino al 1571 il piccolo vescovado di San Leone, distrutto dagli arabi nell’840. Secondo lo storico Pericle Maone, ciò che è rimasto del muro di cinta, sarebbe l’ultimo relitto della antica Cattedrale. Oltre all’insediamento principale esiste anche una frazione di nome Corazzo, situata nella zona pianeggiante antistante il fiume Neto, nata negli anni Cinquanta grazie alla riforma agraria e su iniziativa dell’Opera Valorizzazione Sila (OVS). Prese questa denominazione nel 1225, quando Federico II assegnò tutto il territorio che va dal fiume Neto fino a Fota, all’abate Milo dell’Abbazia di Santa Maria di Corazzo. Di questa abbazia adesso rimangono solo i ruderi in provincia di Catanzaro. Va ricordato che nel 1276, ma anche nei secoli precedenti e successivi, la zona più abitata sulla riva destra del Neto era la contrada Turrotio di Corazzo che aveva all’epoca 904 abitanti, cioè il doppio di quelli di Scandale. Il paese è di remote origini. Nel suo territorio sono stati trovati vari reperti archeologici risalenti al Neolitico, che si possono ammirare nel museo di Crotone. In particolare il materiale rinvenuto in contrada Prebenda, già segnalato dall’archeologo Paolo Orsi, proveniente dalla stipe di un santuario rurale del IV-III secolo a.C. Tra le offerte votive alcune statuette con symplegma, una veste indossata in modo particolare, figure femminili in terracotta del tipo tanagrine e busti fittili con corone di foglie. Ragguardevole, per le dimensioni, è la parte inferiore di una statuetta in terracotta con schiniere, vestita con un corto mantello. Alla fine dell’Ottocento il marchese Lucifero trovò una ventina di tombe che gli studiosi collocano tra il VI e il III secolo a.C.

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